C’è chi sostiene che insegnare l’arte sia un’arte. Non so se sia vero. So però che è un’attività che non si improvvisa. E credo che il punto di partenza, e, allo stesso tempo, il compagno fedele di ogni buon insegnante sia l’ascolto: l’ascolto di se stessi, per cominciare; della propria mente e del proprio corpo, alla ricerca della formula più giusta per descrivere e comunicare gli infiniti, impercettibili fenomeni che permettono di realizzare l’impresa piccola e miracolosa che trasforma il gesto in musica.
E poi, e soprattutto, l’ascolto di chi ti sta di fronte e che forse chiamare allievo è una semplificazione: il ragazzino, magari in età prescolare, arrivato su esortazione dei genitori o sulla base di un desiderio che egli stesso non sa quanto sia profondo; il giovane che ha scoperto dentro di sé un talento o una voglia di esplorare nuove possibilità; l’adulto che vuole ritagliarsi del tempo per sé, o appropriarsi di ciò che la giovinezza gli ha negato. Ciascuno ha bisogno di essere accompagnato lungo un percorso diverso; e fare sì che ogni passo sia un momento di crescita, o, almeno, un’esperienza da ricordare con piacere è il compito di chi sceglie di fare da guida lungo questo sentiero impegnativo e bellissimo, e che, dal canto suo, da questo cammino in compagnia ricaverà stimoli per crescere e migliorare come persona e come insegnante.
Al resto penserà la musica.
Attualmente insegno clavicembalo al Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano, sede di Locarno, nell’insegnamento di pianoforte presso i corsi di musica di Cugnasco-Gerra Piano e per l’Associazione “Tre terre di pedemonte”. Completano le mie attività didattiche le lezioni private, momento più informale ma altrettanto intenso con gli allievi e la loro voglia di musica.